tradimenti
“Oltre la soglia” – Episodio 1: Pioggia, sgua
28.06.2025 |
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"Si chinò per riprendere il suo drink, si avvicinò al mio orecchio e disse piano:
«Hai visto il bagno? Specchi enormi..."
Pioveva da ore. Di quelle piogge fitte e grigie che ti costringono a fermarti, anche se hai altro da fare. Mi infilai nel primo bar che trovai per caso, più per riflesso che per scelta. Era uno di quei posti anonimi ma caldi, con il bancone in legno scuro e l’aroma di caffè bruciato che si confondeva con quello dei cappotti bagnati.Mi tolsi il giubbotto e lo poggiai sulla sedia accanto. Ordinai un espresso e mi sedetti vicino alla vetrina appannata, il telefono in una mano, la mente altrove. Il matrimonio, il lavoro, le scadenze. Tutto mi girava in testa, finché non la vidi entrare.
Vestito nero aderente, capelli castani umidi che le cadevano sulle spalle, e quello sguardo rapido e attento di chi entra in un luogo senza aspettarsi nulla. Aveva la grazia di chi non ha bisogno di chiedere attenzione per averla. Si fermò, guardò in giro, poi si sedette proprio di fronte a me, due tavolini più in là.
Cercai di non fissarla, ma fu impossibile non notarla. Stava cercando qualcosa sul telefono, e intanto si passava una mano tra i capelli, come per asciugarli. I nostri sguardi si incrociarono solo per un attimo. Ma bastò. Lei sorrise, io ricambiai. Un sorriso lento, come una porta che si apre appena.
Le alzai il bicchiere con un cenno, una scusa per rompere il ghiaccio.
«Giornata di merda, eh?»
Lei rise piano, alzò gli occhi. «E non è nemmeno iniziata bene.»
La conversazione partì da lì, leggera. Il tempo, i taxi introvabili, il traffico. Ma sotto la superficie, si muoveva qualcosa. Uno scambio più profondo, silenzioso. Non so dire esattamente quando la tensione cominciò a salire, ma a un certo punto non parlavamo più davvero di pioggia. Parlavamo con gli occhi, con il tono della voce, con i silenzi tra una battuta e l’altra.
Non parlammo dei nostri partner. Non ce n’era bisogno. Non era quel tipo di incontro.
Quando si alzò per andare in bagno, la seguii con lo sguardo. Il vestito le cadeva addosso come se fosse stato cucito per lei. I fianchi si muovevano con una lentezza calcolata, ma naturale. Forse lo faceva apposta, o forse era semplicemente fatta così.
La seguii mentalmente fino alla porta del bagno, e cercai di togliermela dalla testa. Invano.
Tornò qualche minuto dopo, con il rossetto ritoccato e lo sguardo diverso. Più diretto. Si chinò per riprendere il suo drink, si avvicinò al mio orecchio e disse piano:
«Hai visto il bagno? Specchi enormi. Ci si vedono tante cose… anche se non dovresti.»
Il mio respiro si fermò per un secondo. Il sottinteso era chiaro. Troppo chiaro. La guardai.
«Dici? Mi sa che mi è sfuggito qualcosa.»
Lei prese un sorso dal bicchiere, poi si alzò di nuovo.
«Può darsi. Io torno un attimo a vedere.»
E senza aggiungere altro, si incamminò verso il bagno un’altra volta.
Non si voltò. Ma lo fece apposta.
Restai fermo, il cuore che aveva accelerato senza preavviso. Guardai il bicchiere, poi verso il bagno. Due battiti, tre.
E mi alzai.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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